Una protesta sui generis che coinvolge nove poeti e alza un grido violento contro la costruzione di una pericolosa centrale turbogas.

APRILIA – La poesia che combatte, la poesia d’azione, che tenta di innalzarsi e di superare la sua maschera estetizzante. Questo principio è alla base della manifestazione che si svolgerà ad Aprilia il 13 maggio, nella località Campo di Carne. Un urlo poetico e dissidente, che si fa protesta contro la costruzione di una centrale termoelettrica a gas e contro chi mina la salute dei cittadini. Lo stabilimento infatti potrebbe provocare danni gravissimi, come leucemie e tumori, a causa dei nocivi gas emessi, tra i quali il monossido di carbonio, ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri sottili, per un raggio di circa 30 chilometri. La centrale dovrebbe sorgere a meno di 500 metri da una scuola elementare, in un quartiere di circa 12.000 persone, influendo anche negativamente sulla risorsa del turismo.
L’iniziativa, proposta e organizzata dal poeta Ugo Magnanti, consisterà in una presentazione di opere molto originale; i poeti metteranno in bocca le loro poesie e le vomiteranno, letteralmente, insieme ad altri liquidi, per protestare contro questo impianto.
Un atto di malessere – si spiega - ma anche un atto simbolicamente aggressivo, concepito per esprimere la ferma disapprovazione nei confronti di una politica energetica altamente nociva per la salute, che non riguarda soltanto la città di Aprilia, ma l’intero Paese.
Altri otto poeti parteciperanno con le proprie opere alla contestazione: Alessandro D’Agostini, fondatore del gruppo “Giovani poeti d’azione”; Angelo Zabaglio, poeta e musicista; Bianca Madeccia, poetessa e artista materica; Antonio Rezza, scrittore e uomo di teatro; Francesca Spessot, poetessa cinica dell’emarginazione; Vitaldo Conte, importante teorico d’arte e professore; infine due poeti “totali” del collettivo Sparajurij di Torino.
Sta sorgendo una nuova poesia impegnata nel sociale, una poesia del dissenso, della contestazione, una poesia che tenta di cambiare le cose e si fa rivoluzionaria.
Michela Chessa
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