In Absentia
La mia gola come abisso infernale
in cui sprofondano visioni-fantasma fluttuanti nell'aria.
Mi possiede la morte,
così l' assenza del ricordo.

(Kadath - alone in the dark - Photo of Lili by Impl69sion)
scritto da Michela Chessa 21:43 - febbraio 1 2008
Sogni d'elio
Un'eternità che non può essere scalfita.
Nessuna tomba al pari piegherà la tirannia del tempo.
Nei miei versi giace il tuo infetto ganglio.
Riparo dove amore non declina.
Michela

scritto da Michela Chessa 13:13 - settembre 19 2007
Infidum hominem malo suo esse cordatum
Il disarmo, la mia più onesta virtù e la mia condanna.
Mi vedo cadere fingendo discretamente sorrisi e autocontrollo, in un vortice d'astinenza dal colore.
E vi guardo, vi sfioro, vi possiedo con l'eterna dolcezza che può avere uno sguardo d'amore, ma pateticamente lontana anni luce dall'essenza stessa dell'amore.
Mi nascondo alla vita come l'ultimo dei viandanti, con la salda ancora del mio respiro, del battito non battito di un cuore che ricorda e si adagia.
Strade, odori, profili umidi nell'autunno.
Tu hai venduto me, io ho venduto te e per un infimo pasto. Tutto consumato in silenzio.
Tutto crolla senza un grido, senza spasmi, senza il gelo e i miei occhi non sono mai troppo stanchi per guardare.
Vi osservo e quel piccolo mondo che siete mi appartiene per un attimo, ma non sono con voi, non questa volta, non questo giro, non questa vita.
In cambio di questo incanto che vedete grondare dagli occhi, in cambio delle dita che fremono, dei pensieri che galoppano e s'impennano quando la tempesta infuria, tutto questo e la vita, per chiudere gli occhi di nuovo.
Non c'è nulla di glorioso nella scia luminosa di una stella che s'avvia al declino. In silenzio.
Michela
scritto da Michela Chessa 01:48 - agosto 9 2007
Nel cerchio di un pensiero

Nel cerchio di un pensiero
a volte mi riposo sognando
e lì sta il tuo peccato
perché mi entri nel corpo
e il corpo si appassiona
gridando di un'estasi che non è sua
altri giovani amanti diciamo
che sono presenti
nei tuoi baci nelle mie disattenzioni
infatti su di me hanno camminato
le ombre dei morti
di coloro che sono inceneriti
in un letto
e non hanno mai avuto niente.
scritto da Michela Chessa 18:28 - luglio 14 2007
Solitudini vissute in due
Nulla è stato finzione.
Ed è ancora spaventosa la notte, forse molto di più.
La solitudine è una condizione universale.
Sono gli istanti in cui non lo avverti che ti sembra di amare.
Prima o poi però devi fare i conti con la verità.
ULTIMO BRINDISI
di Anna Achmatova
Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.
scritto da Michela Chessa 14:04 - luglio 5 2007
Cattedrale
Mi innalzo verso il cielo con le braccia colme d'universo.
Dentro è l'eco, un rimbombo che rasenta il pavimento, trasformandosi in brivido.
Passi su passi, fino a consumarmi. Dove la simmetria è morte, l'imperfezione vince.
Occhi che incontrano la divina inopulenza. I vostri occhi che scrutano senza posa le mie viscere.
I vostri respiri dentro il cuore. Ho il vostro alito che inumidisce i miei occhi perennemente fissi.
Occhi che hanno abbandonato i loro colori brillanti.
Occhi verso il cielo e contro la terra.
Il mio nome è Argot.
Un giglio incolto che prorompe selvaggio dalla terra.
Iside materna nel mio grembo feconda.
Dedalo mi desidera e si fa strada dentro di me, dedalo semina.
La bellezza che prorompe dalla dissonanza. Un'armonia musicale che mi invade confondendosi al mio corpo.
Io sono Argot e osservo i vostri passi.
Io sono il profondo desiderio che mi creò e l'esile ricerca che vi porta presso di me.
Ricordo le mani che mi hanno sfiorata, i colpi che mi sono stati inferti, le cicatrici che tutti osservate con la bocca schiusa.
Ricordo l'odore del mio primo giorno, il palpito esausto del mio cuore di pietra.
Tutto si muove fuori di qui. Tutto ha una fine.
E i bambini mi corrono dentro e le strade s'innalzano.
Tutto continua ad avere una fine. Tutto va avanti.
Michela

scritto da Michela Chessa 16:37 - luglio 3 2007
Questa non è una canzone d'amore..
E' un mondo ad incastro.
Io pedina da ammansire.
Lili

scritto da Michela Chessa 13:28 - luglio 2 2007
Poichè l'alba si accende..

Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,
facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto
basta con l'ironia e le labbra strette
e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.
E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore! basta
con l'oblìo ricercato in esecrate bevande!
Perché io voglio, ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda ha portato il chiarore
di un amore immortale che è anche il primo
per la grazia, il sorriso e la bontà,
io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
camminare diritto, sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;
sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.
E poiché, per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue, io mi dico
che lui certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso.
Paul Verlaine
scritto da Michela Chessa 15:57 - febbraio 26 2007
Attesa sotto la neve
Piante fraterne,cariche di neve,
Che mai sognate nella notte muta?
Ondeggia il vostro manto di cristallo
alla luce degli astri
e senza lagni sopportate il peso.
Non sono anch'io corazzato di ghiaccio ,
mistero e maschera del mondo?
Ma sotto il manto gelido respira
Il sogno che non muore.
W.Bock
scritto da Michela Chessa 18:08 - febbraio 4 2007
Prigione
Vivere una sola vita
in una sola città
in un solo paese
in un solo universo
vivere in un solo mondo
è prigione
Amare un solo amico
un solo padre
una sola madre
una sola famiglia
amare una sola persona
è prigione
Conoscere una sola lingua
un solo lavoro
un solo costume
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione
Avere un solo corpo
un solo pensiero
una sola conoscenza
una sola essenza
avere un solo essere
é prigione.
Poesia dal Kenia(Yogo Ngana Ndjock)
scritto da Michela Chessa 18:12 - gennaio 24 2007
I migranti
L’onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche selvatiche,
gli occhi di vagoni merci, le facce smunte,
e in particolare lo sguardo fisso dei bambini emaciati,
gli enormi fardelli che traversano i ponti,
gli assali che cricchiano con un suono di giunture e di ossa,
la macchia scura che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,
come succede ai corpi morti dentro le fosse di calce, o come fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno nel fango,
mentre il fumo di un cipresso segnala Sachenhauser,
e quelli che non stanno sopra il treno,che non hanno muli o cavalli,
e quelli che hanno messo la sedia a dondolo e la macchina per cucire
sul carretto a mano perché da tempo le bestie hanno lasciato i loro campi al galoppo
per tornare alla mitologia del perdono,
alle campane di pietra sui ciottoli della domenica
e al cono della guglia del campanile aranciato che buca le nubi sopra i tigli,
quelli che appoggiano la mano stanca sulla sponda del carro come sul fianco del mulo,
le donne con la faccia di selce
e gli zigomi di vetro, con gli occhi velati di ghiaccio che hanno il colore degli stagni dove posano le anitre, per le quali c’è solo cielo e una sola stagione nel corso di un anno
ed è quando il corvo come un ombrello rotto sbatte le ali,
si sono tutti ridotti alla comune e incredibile lingua della memoria,
e questa gente che non ha una casa e nemmeno una provincia
parla sempre delle fonti limpide e parla delle mele,
e del suono del latte in estate dentro le zangole piene,
e tu da dove vieni, da quale regione, io conosco quel lago e anche le locande, la birra che si beve,
e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,
e adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro non si vede
che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro
c’è la veduta di un posto che si chiama Valle del Perdono,
dove il solo governo è quello dell’albero dei pomi e le forze schierate dell’esercito sono gli striscioni d’orzo
all’interno di umili tenute, e questa è la visione
che poco a poco si restringe dentro le pupille
di chi muore e di chi si abbandona in un fosso,
rigido e con la fronte che diventa fredda come le pietre che ci hanno bucato le scarpe e grigia come le nuvole
che, quando il sole si leva, si trasformano subito in cenere
sopra i pioppi e sopra le palme, nell’ingannevole aurora
di questo nuovo secolo che è il vostro.
Santa Lucia, Caraibi 16 giugno 2000
(Estrapolato da 'I migranti')
Derek Walcott

scritto da Michela Chessa 13:20 - gennaio 15 2007