ECCO COSA VOGLIONO FARE ALLE NOSTRE UNIVERSITA'

ECCO COSA PREVEDE LA LEGGE DI TREMONTI E GELMINI

- Blocco delle assunzioni: nei prossimi tre anni è prevista una sola assunzione ogni cinque pensionamenti. Il che vuol dire una drammatica riduzione del turn over e un conseguente invecchiamento della classe docente, già ora fra le più vecchie d’Europa. Ciò segnerà anche l'impossibilità d’accesso alla ricerca ed alla didattica dei più giovani, allungando in modo insostenibile i tempi del reclutamento. Saranno assunti solo i pochissimi che possono aspettare i tempi delle lunghissime e indecorose “liste d'attesa”: per gli altri che non vengono da una famiglia benestante c'è la rinuncia o la fuga all'estero. Un abbandono che impoverisce tutta la società, visto che l’istruzione e la ricerca non sono spese superflue, ma ciò su cui si gioca il futuro di un paese.

- Taglio ai fondi di finanziamento ordinario: fino al 2013 sono previsti tagli per 1mld 441 milioni di euro, una sottrazione pari a circa il 20% in meno ogni anno rispetto al bilancio 2008. Bilancio peraltro già irrisorio, visto che il 90% delle Università è costretta già da ora a sfondare i tetti di spesa. Questi tagli porteranno a un aumento indiscriminato delle tasse e del numero di studenti per docente, e ad un ulteriore peggioramento della qualità della didattica, della ricerca e di tutti i servizi, con riduzione delle borse di studio, peggioramento o chiusura di mense, biblioteche, laboratori, segreterie, residenze universitarie...


- Possibilità di trasformare le Università in fondazioni di diritto privato: per finanziarsi e sfruttare al massimo la loro “autonomia” (ma autonomia da cosa? Dai vincoli di civiltà che la collettività pone agli interessi smodati del mercato!), le Università apriranno a soggetti privati, come singoli finanziatori o aziende, l’accesso negli organi direttivi degli Atenei. Chiaramente, nessuno dà niente per niente, e così verrà alienato ciò che appartiene a tutti. Conseguenze: adeguamento dei programmi agli interessi delle aziende, maggiore controllo della ricerca (saranno infatti finanziati solo i programmi che rientrano in determinati criteri stabiliti dal governo o dall'UE), sino alla svendita “materiale” del patrimonio immobiliare per reperire fondi.

 


Come dottorandi, borsisti, precari della ricerca, ricercatori a contratto, a tempo, “a clemenza” e sempre “a disposizione”, giudichiamo questa riforma, più ancora delle precedenti, una vera e propria barbarie. In consonanza con la ristrutturazione neoliberista del mercato del lavoro, siamo frammentati in miriadi di contratti diversi, sottopagati o senza alcuna retribuzione, senza diritti né riconoscimenti di alcun tipo, vincolati a logiche baronali e di cooptazione. Possiamo accedere ad un contratto decente solo se “affiliati” alla giusta cordata di ordinari, siamo costretti a subire la spartizione di posti ad personam, e meccanismi di reclutamento corrotti e farseschi, portati avanti da gruppi di potere attraverso lo scambio di favori. E questo nonostante la Costituzione preveda concorsi aperti e trasparenti per l'accesso alle cariche pubbliche (art. 97), sia “fondata sul lavoro” protetto e a tempo indeterminato (art. 1) e debba operare per “la rimozione di tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3)!
Questi elementi ci rendono difficile riconoscerci come soggetto e iniziare qualsiasi tipo di lotta. Ma di fatto nelle mansioni, nella nostra attività quotidiana, noi siamo un soggetto unitario. Si fa tanto parlare della nostra presunta debolezza, della nostra impossibilità di essere motore di questo movimento senza l’appoggio di poteri forti, delle istituzioni e dei vari baroni. Noi pensiamo invece che siano loro ad essere deboli e ad aver bisogno di utilizzare (e gestire a loro piacimento) la protesta per difendere i loro privilegi. Dobbiamo essere accorti e realisti: oggi ci blandiscono in nome di un presunto interesse comune, ma domani la carrozza tornerà zucca, e, come tutte le teste di legno, una volta divenuti inutili, verremo scaricati.

All’Università italiana mancano almeno 30.000 ricercatori per rientrare nella media OCSE. Abbiamo il minor numero di dottori di ricerca e di ricercatori per abitante d’Europa. Non certo per preoccupazioni di ordine sociale o culturale, ma solo per “armarsi” nell'aspra competizione del mercato globale, i governi dell'UE si sono impegnati nel 2002 a destinare alla ricerca almeno il 3% del PIL: il nostro paese ne spende oggi l’1%. Ma anche in un periodo di crisi economica vanno cercate altrove le spese da tagliare: l’Italia è all’8° posto al mondo per spese militari (25mld di euro, oltre il 2% del PIL, in incremento continuo), senza parlare dell'evasione fiscale e dei 3mld di euro impegnati per finanziare i privilegi di una delle classi politiche più ricche e corrotte d'Europa!

Oggi più che mai rivendichiamo il fatto che l'Università si regge sul lavoro di circa 60.000 precari, di fatto la metà di tutti addetti alla didattica e alla ricerca. Insieme agli studenti e ai lavoratori sono i primi a risentire di questa situazione, e, proprio come loro, non hanno privilegi da difendere e devono dunque allearsi per contrastare l'asservimento del pubblico agli interessi del privato e ai disegni di Confindustria, messi in pratica dal governo di centrosinistra prima, e da quello di centrodestra oggi.
Non vogliamo difendere l’Università del presente, classista e baronale, ma rilanciare: ripensare la Scuola e l'Università come luoghi di critica e strumenti sociali di emancipazione, aperta al territorio ed alle forze progressive della società.

CONTRO LA TRASFORMAZIONE DELLE UN’UNIVERSITÀ IN FONDAZIONI !
CONTRO IL BLOCCO DELLE ASSUNZIONI !
CONTRO I TAGLI AI FINANZIAMENTI !

(From Dottorandi,Ricercatori Univ. NA)

scritto da Michela Chessa 20:41 - ottobre 20 2008
commenti

Categorie: scuola, articoli, leggi, riforma, universitÃ