Il mio sguardo si sposta da un luogo all'altro e devo ricordarmi che ci sono anch'io su cui farlo scorrere e posare. Il privilegio di questo tipo di atteggiamento può essere qualcosa di molto vicino all'ubiquità. Essere al margine e al centro di volta in volta. Essere il margine e il centro quasi contemporaneamente.
[…] Ma dove osservo? Dove prendo il materiale da osservare? Guardo indietro, guardo il presente, guardo chi ha fatto della mia diversità una colpa, dimenticando la propria; le diversità sono sempre almeno due. Guardo chi ha fatto del colore della mia pelle una malattia; guardo chi, con convinzione, pensa che io debba e possa solo servire. Voglio guardare chi mi scommette contro, come se fossi una posta in gioco. Guardo me che guarda loro che da sempre mi guardano.
( Tratto da "Chiamatemi Negra" Geneviève Makaping)

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