Nel cerchio di un pensiero

Nel cerchio di un pensiero
a volte mi riposo sognando
e lì sta il tuo peccato
perché mi entri nel corpo
e il corpo si appassiona
gridando di un'estasi che non è sua
altri giovani amanti diciamo
che sono presenti
nei tuoi baci nelle mie disattenzioni
infatti su di me hanno camminato
le ombre dei morti
di coloro che sono inceneriti
in un letto
e non hanno mai avuto niente.
scritto da Michela Chessa 18:28 - luglio 14 2007
“LA NERA NOVELLA”, IL NOIR DI ALDA MERINI
Alda Merini ci racconta il lato oscuro della sua Milano. Il suo primo romanzo noir, “La nera novella”, sarà pubblicato a marzo nella collana 24/7 della Rizzoli.

MILANO – “Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta.” Un verso di Alda Merini, una delle più grandi poetesse italiane del Novecento, che nella sua poesia ha riversato tutto il dolore della sua condizione esistenziale, l’inquietudine della feroce esperienza del manicomio. La scrittrice si cimenta per la prima volta nella stesura di un romanzo noir. L’ambientazione è quella familiare per lei dei Navigli, nella cui nebbiosa atmosfera si consuma un atroce delitto. Pur non amando la sua città, questa è sempre stata legata indissolubilmente alla sua poetica e considerata da lei “metereopatica, umorale, uggiosa, cantabile e anche contabile”, uno spazio dell’anima adatto dunque a stimolare la mente degli artisti e in questo caso scenario perfetto per il suo nuovo progetto. “A me piacciono gli anfratti bui delle osterie dormienti, dove la gente culmina nell’eccesso del canto, a me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero.” Una tenebra poetica che è sempre emersa prepotentemente dai suoi versi e che ora si accinge a raggiungere una differente valvola di sfogo. Affrontare la lettura di Alda Merini limitandosi a considerare il principio livellatore della genialità sregolata è alquanto riduttivo, e con tutta probabilità questo nuovo lavoro in cantiere ci darà prova della sua capacità di distaccarsi dalla propria storia individuale, per affrontare i suoi demoni attraverso altri percorsi. La sua è la scienza del dolore umano, che mostra il tormento tangibile della vita. Il momento della lettura consacra l’unione dei nostri affanni, divoriamo una sofferenza che era già nostra prima d’essere ingoiata, un male ignoto eppur familiare che non avrebbe potuto essere espresso diversamente. Una finestra sul baratro delle sensazioni che ci cattura e trascina con il suo linguaggio visionario e allo stesso tempo profano, dis-incantato e incantante. “L'inferno è la mia passione”, ci dice, e il suo ultimo lavoro ci farà scorgere questo abisso dalla prospettiva straniante del romanzo, attraverso la geniale sensibilità di un’autrice superba e appassionata.
Michela Chessa
scritto da Michela Chessa 20:15 - febbraio 13 2007